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Pierpaolo Pasolini

Pierpaolo Pasolini

Pasolini: il 68 ed altro“Paradosso” deriva dal greco e significa letteralmente “contro la comune opinione”. In italiano è divenuta una proposizione per indicare ciò che è o appare contrario al comune giudizio, vale a dire una idea stravagante o strana, un’assurdità o esagerazione, una eccentricità o stranezza.Pasolini ne ha fatto largo uso nei suoi scritti e nei suoi interventi orali, l’ha usato per stimolare il ragionamento ed a volte per provocare reazioni ma sempre per avallare e meglio esplicitare la logica dei suoi ragionamenti. Il paradosso più conosciuto e controverso è forse la poesia dedicata agli scontri di Valle Giulia il primo marzo del 1968 quando gli studenti di Architettura, coadiuvati da studenti universitari di altre facoltà, forzarono il blocco della polizia e, dopo violenti scontri, che si estesero in tutta Villa Borghese, riuscirono ad occupare di nuovo i locali della facoltà che era stata sgomberata in precedenza. Quel primo marzo del 1968 segna la nascita del Movimento Studentesco che cambierà la cultura e la storia di una intera generazione.Pasolini nella sua poesia si schierò a fianco dei poliziotti, definiti i veri proletari, contro gli studenti figli della borghesia. Un paradosso audace e funzionale alla sua polemica antiborghese ed alla sua avversione verso ogni forma di estremismo politico. Le polemiche divamparono e Pasolini si trovò in mezzo a due fuochi: da una parte la sinistra che lo accusò di tradimento e dall’altra la destra che lo esaltò come il nuovo alfiere della cultura reazionaria. Quella volta forse si spinse troppo in là e gli elogi sperticati che gli riservò l’odiata borghesia lo spinsero, in un certo senso, a chiarire e a fare un passo indietro.L’occasione di chiarimento fu la storia stessa del nostro paese a fornirgliela: quando il 12 dicembre del 1969 una bomba esplose a Piazza Fontana a Milano, Pasolini fu tra i primi a denunciare la falsa pista anarchica e ad indicare i veri colpevoli di quella strage cogliendo anche l’occasione per chiarire il ruolo storico e politico della polizia, sempre e comunque al servizio degli interessi della Borghesia. Poco dopo insieme ai compagni di Lotta Continua realizzò un documentario dal significativo titolo 12 dicembre. E’ un viaggio attraverso l’Italia dell’epoca che parte dalle fabbriche del Nord per arrivare fino al Sud, a Reggio Calabria dove il movimento del “Boia chi molla” stava tentando la prima sommossa di stampo dichiaratamente fascista del dopoguerra.Più tardi altri registi italiani, a partire da Marco Bellocchio, tenteranno di realizzare film “militanti” sul modello della “nouvelle vague” francese ma questo di Pasolini fu assolutamente il primo del genere. Un film che si sviluppò e visse sul contrasto tra Adriano Sofri e Pasolini stesso.Goffredo Fofi, che partecipò al progetto, scrisse: “C’era retorica ed anche approssimazione. Per colpa di tutti, anche mia, che non seppi tener testa a Sofri e soprattutto a Pasolini, il cui punto di partenza era radicalmente diveso da quello di Sofri e dal mio stesso. Partiva dalla disistima della classe operaia e delle sue potenzialità rivoluzionarie, una classe che secondo Pasolini, il quale vedeva con più acume di tutti, stava imbastardendosi e trasformandosi. Una mutazione, egli diceva, verso la piccola borghesia, nel senso dei costumi e dei valori”.Già in “Uccellacci e uccellini” Pasolini ci aveva raccontato di un viaggio. Qui però il viaggio, che ci viene mostrato attraverso le parole e soprattutto i volti delle persone è un’altra cosa. Lì era un viaggio attraverso la metafora, qui un viaggio attraverso la storia.Altre volte Pasolini utilizzerà il paradosso. In un famoso articolo apparso sul “Corriere della Sera” il 19 gennaio 1975 rispondendo a tal De Marsico (vecchio arnese fascista già collaboratore nella stesura del codice Rocco) che definiva contro natura il rapporto omosessuale così scriveva: “Oggi la specie se vuole sopravvivere deve fare in modo che le nascite non superino le morti. Quindi ogni figlio che un tempo nasceva, essendo garanzia di vita, era benedetto: ogni figlio che nasce oggi, è invece considerato un contributo alla distruzione dell’umanità e quindi è maledetto. Siamo così giunti al paradosso che ciò che si diceva contro natura è naturale e ciò che si diceva naturale è contro la natura. Ricordo quindi a De Marsico che ha dichiarato inamissibile il rapporto omosessuale in quanto inutile alla procreazione della specie, che egli per essere coerente dovrebbe in realtà affermare il contrario, perchè sarebbe il rapporto eterosessuale a configurarsi come un pericolo per l specie, mentre quello omosessuale ne rappresenterebbe una sicurezza.”E’ un ragionamento questo di Pasolini che va ovviamente contestualizzato nell’epoca in cui venne espresso quando al dibattito sulla legalizzazione dell’aborto si sovrapponeva il problema del sovra popolamento del pianeta. Una posizione che suscitò polemiche a non finire laddove venne imputata a Pasolini una esaltazione acritica dell’omosessualità come bene assoluto non comprendendo, o facendo finta di non comprendere, che il suo era solo un paradosso.Però al di là dei paradossi e delle polemiche, al di là delle poesie su Valle Giulia, tornando al nocciolo della questione, si deve dire che Pierpaolo Pasolini non rinnegò mai il suo ruolo di intellettuale marxista. Nel suo intervento al congresso del Partito Radicale, avvenuto pochi giorni prima della sua morte, egli si presentava così: “Prima di tutto devo giustificare la presenza della mia persona qui. Non sono qui come radicale. Non sono qui come socialista. Non sono qui come progressista. Sono qui come marxista che vota PCI e spera molto nella nuova generazione di comunisti”.Questo era ed è stato Pasolini: un uomo ed un intellettuale che anche quando sembrava oscillare tra posizioni apparentemente contraddittorie, manteneva sempre una coerenza di fondo. Erano tempi di grandi speranze: non era nato il compromesso storico ed anche la lotta armata che avrebbe insanguinato l’Italia negli anni seguenti era solo in embrione. C’erano state le stragi di Stato e Pasolini aveva fiducia nel PCI, come garante di democrazia e portatore dei valori antifascisti ed aveva fiducia nella sua classe dirigente. E continuava a scagliarsi contro l’altra sinistra: quella “gruppettara” e, ai suoi occhi, estremista.Nell’intervento al congresso del Partito Radicale un altro passo significativo è proprio quello che egli dedica agli estremisti quando definisce l’estremismo una inconscia guerra civile all’interno della Borghesia. E nega agli estremisti persino la patente di comunisti. Riconoscimento che invece dona generosamente alla nascente classe dirigente del PCI che di lì a poco con l’odiata Borghesia ci stringerà addirittura un patto e neanche paritario ma addirittura subalterno, negando per sempre al nostro paese la possibilità di una alternativa anti capitalista,Quando avvenne ciò Pierpaolo Pasolini non era più tra noi. Sic transit gloria mundi.

12 DicembrePasolini e Lotta ContinuaPer il download dell'intero film cliccaci sopra

Cinegiornale del Movimento Studentesco Marzo 1968a cura di Silvano Agosti e un collettivo del Movimento Studentesco

Cinegiornale del Movimento Studentesco Giugno 1968a cura di Silvano Agosti e un collettivo del Movimento Studentesco

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Questo filmato venne realizzato da Pasolini e Lotta Continua durante le riprese de I racconti di Canterbury. Come lo stesso regista lo definì è un gesto di affetto di un padre che sente di aver perso il treno della rivoluzione ma con la speranza che la propria utopia possa un giorno essere realizzata dai figli

"Allora, un uomo deluso, che ormai sente interesse reale più per gli individui e per il cosmo, che per i problemi di una società e per la lotta di classe, cosa può fare, se la mèta da conquistare per lui è già perduta?" si chiede Pasolini a proposito del film 12 dicembre"Radicalizzare le sue contraddizioni, facendo della sua ambiguità due vite"Si risponde